domenica 13 marzo 2011

Where are you now?

La paura di essere scoperti da gente a te cara rendeva tutto più amplificato. Quello che facciamo non è giusto, ma la tua dolce metà non era lì, sotto quel palco ad acclamarti. Io c'ero. Lo sai anche tu.
I tuoi occhi mi perlustravano e sentivo un'onda di calore che riempiva tutto il mio corpo, sentivo di essere nuda di un'imbarazzante fragilità, perché quella sera sarebbe stata la più bella ma forse, per te, anche la più sbagliata.
Non ti avvicini nel locale per paura che le ragazze degli altri componenti della band possano riferire di me a lei, ed io ero triste. I tuoi occhi facevano capire le tue intenzioni, guardavi la scollatura, le mie gambe ed io mordevo il mio labbro, non per eccitarti, ma per trattenere le lacrime.
Finisci di smontare, esco a fumare una sigaretta e anche se di spalle riuscivo a sentire il tuo sguardo.
Mi mandi un messaggio, il fumo della sigaretta è una buona scusa per gli occhi rossi di lacrime, ti raggiungo dietro il locale, ecco sempre noi due in strade per niente affollate.
Quante cose vorrei dirti, invece l'unica che riesco a fare è annuire a tutto ciò che dici perché a me piaci, perché sono invaghita di te, perché non potrei mai farti del male dicendoti no.
Un attimo, il buio. Un attimo, vado dai miei amici.
Sono ancora una volta sola.
Un altro messaggio, ritorno in quella strada.
Il buio diventa luce.
Le sue dita sulle mie labbra.
I suoi baci sulla mia bocca.
Le sue mani tra i miei capelli.
Le mie mani sul suo viso.
Le mie mani sui suoi blue jeans.
I pensieri apparivano sfocati, non pensavo a niente, una mia lacrima bagna anche lui.
Non fermarti, mi fai sentire amata.
Finito.
Deve andare in sala prove per lasciare gli strumenti, mi chiede di trovarci dopo ma io non posso, non voglio.
Un caffè alle 3.00 di notte insieme ad amiche e i tuoi messaggi facevano si che io non dormissi.
Xanax.
Mi addormento, mi sveglio, ascolto una canzone e piango.
Where are you now?


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